Storia dell’Opera - fino alla morte del Padre

STORIA DELL'OPERA

fino alla morte del Padre

(da il Focolare del 31 Ottobre 1965)

Don Giulio Facibeni nacque il 29 luglio 1884 a Galeata in Provincia di Forlì.

Conseguito il certificato di licenza delle scuole elementari fu per due anni nello studio dello zio ragioniere come scrivano.

In questo periodo si preparò per l'esame di prima ginnasiale sotto la guida di un sacerdote.

Nel 1899 entrò nel seminario di Faenza e in 5 anni conseguì la licenza ginnasiale e liceale presso le scuole pubbliche.

Venuto a Firenze agli Scolopi come prefetto frequentò gli studi teologici e l'Università di Belle Lettere.

Fu nominato Suddiacono il 24 maggio 1907; nel settembre Diacono e il 22 dicembre fu ordinato sacerdote dal Cardinale Mistrangelo.

Rimase insegnante alle Scuole Pie Fiorentine fino alla nomina a Vicario della Pieve di Rifredi novembre 1912.

Nel 1910, mentre insegnava, fondò il circolo degli studenti secondari cattolici "Italia Nuova".

Fu il primo vessillo tricolore nelle file dei cattolici. Cooperò con la parola e con gli scritti all'organizzazione dei giovani studenti come socio del Circolo Universitario Cattolico Fiorentino.

Pievano a Rifredi diede inizio a molteplici organizzazioni:

nel 1913, al Circolo "S. Tarcisio" per i giovani;

nel 1914 al Circolo "Liberi e Forti" della Gioventù Cattolica Italiana.

Vennero in seguito i Circoli Femminili "S. Agnese" e "S. Emerenziana", la Conferenza S. Vincenzo de' Paoli e gli Uomini cattolici.

Come proposto della Misericordia ne risollevò le sorti con la parola e il grande aiuto; disimpegnò servizi più umili: trasportò ammalati e feriti con il carretto a mano e fu premiato più volte.

Riorganizzò la sezione S. Filippo Neri per assistenza agli ammalati e la trasformò in sezione femminile dalla Misericordia.

Il 1° Giugno 1915 in un locale della Canonica fu aperto un Nido per i figli dei richiamati, unico fino al 1917 nel vasto Rione. L'assistenza fu accettata da pie Signore e Signorine a turno ed ai bambini, ben presto numerosissimi, veniva distribuito l'intero vitto. Alla spesa non lieve si sopperiva con oblazioni del popolo e coi sacrifici personali del Parroco; soltanto nel 1918 si ottenne un piccolo sussidio dal Comune.

Resasi difficile l'assistenza volontaria, nel 1919 si assunsero due maestre stipendiate.

Terminata la guerra, non essendovi nel Rione alcun Asilo, si giudicò opportuno che il Nido con­tinuasse la sua azione benefica (aveva, per mezzo dei bambini, avvicinate tante famiglie al Parroco e, in un ambiente dominato dal sovversivismo, spazzati tanti pregiudizi verso la Chiesa); fu soltanto soppressa la colazione e la merenda, mentre a mezzogiorno si continuò a distribuire la minestra a tutti ed anche il pane ed il companatico a quelli muniti di tessera di povertà.

Nel 1916 chiamato alle armi, fu soldato nella Sanità dove si sottopose ai più umili servizi; fu visto per le vie di Firenze a trainare il carretto.

Il 12 febbraio 1917 partì per il fronte quale cappellano militare all'80° Fanteria. Dopo Caporetto fu passato all'Artiglieria. Ebbe l'incarico dal Ministero della Guerra di visitare gli ospedali e con la sua parola contribuì a tenere alto il morale delle truppe; ma dietro sua insistente richiesta fu assegnato nuovamente alla Fanteria distinguendosi nelle azioni del Monte Grappa e del S. Michele.

Fu ferito e decorato, la motivazione della medaglia d'argento attesta il suo valore.

Ritornato alla propria parrocchia riprese la sua opera e intensificò l'assistenza ai poveri, dando nuovo impulso alle organizzazioni suaccennate.

Dato l'incremento del Nido, nel 1921, nel terreno beneficiale, a sinistra della Chiesa, abbattuta una vecchia capanna, fu costruita un'ampia aula con annesso locale per ricreazione e refettorio (oggi sede dell'associazione Giovanile); alla Direzione furono chiamate le Ancelle del Sacro Cuore di Bologna, alle quali, come abitazione, fu ceduto il quartiere destinato al Cappellano.

Intanto altre istituzioni si sviluppavano intorno all'antica Pieve: la Sezione Orfani di Guerra dipendente dall'Opera Nazionale, che a mezzo di un gruppo di madrine tanto bene operò; il Patronato, che oltre l'oratorio festivo, aveva due fiorenti scuole serali di Disegno e di Musica, il Segretariato ed il Guardaroba del Povero.

Nel 1923 si riconobbe l'opportunità di coordinare le varie istituzioni in un centro unico che si denominò "Piccola Opera della Divina Provvidenza" e fra i Benefattori che si obbligavano ad una quota mensile od annua fu costituita l'Unione "Salviamo i Fanciulli".

I bambini sempre più numerosi affluivano al Nido; s'imponeva la costruzione di un edificio che rispondesse a tutte le norme igieniche e pedagogiche. Con un atto di fiducia nella Divina Provvidenza fu posta la prima pietra, benedetta il 24 Ottobre 1923 da S. E. il Cardinal Mistrangelo.

Il 2 Novembre 1924 le prime 4 aule erano pronte e lo stesso Eminentissimo si degnava benedirle.

Appena l'edificio fosse stato completo Rifredi avrebbe avuto un Asilo modello.

Ma all'animo ferveva un segreto desiderio: aprire un Rifugio per gli orfani del Rione.

Già un orfano da due anni, a spese del Parroco, era ricoverato in un Istituto; per altri tre o quattro era urgente il ricovero, ma invano si era bussato alle porte di vari Istituti,

Fu deciso allora di destinare provvisoriamente al Nido soltanto il piano terreno del nuovo edificio e nel primo piano accogliere gli orfani.

Così il 4 Novembre 1924 umilmente ebbe origine l'Orfanotrofio "Madonnina dei Grappa".

Alla fine del 1924 gli orfani erano 18 e nel 1925 erano 23.

Essendo il ricovero completamente gratuito, le domande affluivano numerose ed insistenti. Non era più possibile tenere in uno stesso locale ristretto l'Orfanotrofio ed il Nido; inoltre era necessario dare una conveniente abitazione alle Suore.

Fu presentata al R. Economato la proposta di ampliamento di una vecchia casa colonica in pessime condizioni. La proposta fu accettata e nel 1926 la casa fu pronta per raccogliere le Suore e l'Asilo.

Nel 1926 gli orfani salirono a 47, aumentando di anno in anno fino a raggiungere nel 1930 il numero di 122.

Nel 1930, I° Centenario della fondazione, la Cassa di Risparmio e Depositi di S. Miniato, per commemorare la ricorrenza, fece costruire l'orfanotrofio per raccogliere i figli del popolo ed educarli all'amore dell'agricoltura e dell'artigianale. A tale scopo oltre a creare un ambiente igienico, comodo, ampio l'ha corredato di macchinari moderni per i lavori di meccanica e falegnameria ed ha annesso all'orfanotrofio delle terre, per educare all'amore dell'agricoltura i bimbi che ivi sono raccolti.

Nel 1931 la Prefettura cedette l'uso della Colonia Agricola di Calenzano, dietro versamento di L. 25.000 per l'acquisto di tutti gli arredi e le stime vive.

Nel 1932 la Cassa di Risparmio di S. Miniato ha affidato all'Opera il piccolo Orfanotrofio da lei fondato, riservandosi 20 posti per gli orfani della zona.

1935 la N. D. Ortensia Forini Lippi, chiama suoi eredi gli orfani. La bella villa, dove convenivano letterati e artisti, è oggi la casa dei piccolissimi. Nell'ombroso parco il loro cinguettio gareggia con gli uccelli dell'aria.

1938. Costruzione dell'ampio, luminoso edificio per gli alunni delle scuole professionali.

1938 Galeata (Casa per le bambine).

1938. Acquisto del Molino e del forno. La Provvidenza Divina interviene con un prodigio di delicatezza e di generosità.

1938. La Madonnina prende possesso del Convento Carmelitano che domina, quasi sacro baluardo, la meravigliosa Val di Nievo!e e che vide gli eroismi di carità del Ven. Paoli (trasformato poi in luogo di convegni mondani!) e piccoli orfani vi trovano sicuro rifugio.

1940. La settecentesca Villa "La Nave", accoglie l'asilo dei figli del popolo.

La seconda guerra mondiale aumenta la schiera degli orfani, degli abbandonati, dei bisognosi.

Ogni giorno sempre nuove sventure: quanti bimbi hanno nell'animo la visione delle atrocità più inaudite. Urge cooperare umilmente e tenacemente alla soluzione del problema della delinquenza minorile, togliere da ambienti nefasti tenere creature, per impedire nuove rovine e nuove vergogne.

Passata la bufera, l'Opera riprende il suo cammino.

Ogni anno una nuova casa si apre.

1945. Villa Lorenzi (Casa Gioiosa). Essa accoglie gli studenti dei corsi superiori.

1946. Rovezzano (Casa Serena) Avviamento Industriale, legalmente riconosciuto.

1947. Fucecchio (Scuole Elementari).

1948. S. Nicolo (Scuole Elementari).

1949. Quercianella (La casa al mare). E' giusto ed umano che anche i figli della sventura abbiano un luogo per ristorare le membra tanto spesso indebolite e compromesse da tare familiari.

1949. Villa Guicciardini (Casa Maria Immacolata).

1949. Le Sieci (Scuole Elementari).

1952. S. Martino alla Palma (Scuole Elementari).

1952. Marignolle (accoglie gli operai che lavorano negli stabilimenti esterni).

1952. Acquisto di nuovi fabbricati per le Scuole Professionali.

1953. La comprensione e l'affetto verso l'Opera della compianta Sig.ra Ada Morelli ispirano la figlia dott.ssa Elisa Morelli a donare la casa situata ad Azzano sull'incantevole lago di Como.

1954. Costruzione di aule di studio per le Scuole Professionali ed ampliamento delle officine.

1956. Rinnovamento del magazzino viveri, costruzione del forno.

1956. L'Opera ha avuto in dono sulle montagne pistoiesi, a Mammiano, una bellissima villa per la cura climatica montana dei suoi figlioli.

1956. A Rifredi vengono costruiti nuovi fabbricati, che esprimono anche nella loro struttura lo spirito di famiglia.

Il 2 Giugno 1958, improvvisamente, Don Giulio Facibeni veniva a mancare. Il suo funerale, com­piuto a spese del Comune, testimoniò ancora una volta quanto la sua grande opera di educatore fosse stata apprezzata da tutta la città che si riversò sulle strade a rendergli l'estremo saluto. La bara era portata a spalla da un gruppo foltissimo di ex-allievi di tutte le condizioni sociali, ed erano presenti in spirito gli oltre 4000 orfani che hanno trovato aiuto, guida e conforto nell'Opera della Divina Provvidenza "Madonnina del Grappa".

Da quel giorno l'Opera ha continuato il cam­mino, sorretta visibilmente dalla preghiera e dall'affetto attento e premuroso di tutta la città di Firenze.

E' il miracolo della carità di Dio che continua e i cui frutti sono sotto gli occhi di ogni fiorentino.

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