Bambini in carcere, mai più: una casa per mamme detenute

01 apr

Da "Toscana Oggi" del 1 aprile 2012

Don Vincenzo Russo, prete dell’Opera, spiega i motivi di questa iniziativa che nasce dall’attenzione nei confronti del mondo carcerario, compreso quello femminile, già presente fino dai tempi del fondatore don Giulio Facibeni. La notizia che la Regione Toscana ha approvato la destinazione della struttura di via Pietro Fanfani dell’Opera Madonnina del Grappa, grazie anche all’interessamento del presidente della Regione Enrico Rossi, dell’assessore Stefania Saccardi del Comune di Firenze, del Provveditore del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) e del Tribunale di Sorveglianza, dà finalmente speranza di innovazione nel trattamento delle detenute madri, perché consente un reale cambiamento delle condizioni di vita dei bambini e delle loro madri.

L’esperienza dell’Icam (Istituto a custodia attenuata per detenute madri) di Milano che oramai dura da quattro anni ci insegna che le mamme, in presenza di condizioni di vita accettabili, portano i figli con loro, con sicuro vantaggio di questi ultimi perché possono fruire di una lunga serie di servizi: dall’asilo nido alle cure mediche e agli incontri con i genitori in ambiente familiare, che permette il recupero di una serenità vera della famiglia nel suo complesso. Per questo, mentre le mamme nella Casa Circondariale femminile di San Vittore all’inizio erano solo quattro, ora, dopo l’istituzione dell’Icam, ne sono mediamente quattordici, con un effettivo beneficio per la serenità dei bambini nella nuova situazione di vita.

Quindi l’apertura di un Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) da realizzarsi nella struttura posta in via Pietro Fanfani si pone nel solco della tradizione dell’Opera stessa. Specialmente in questo momento storico l’Opera si propone di essere fedele allo spirito dell’iniziatore, sapendo che in questo modo il carisma evangelico di don Facibeni potrà portare ancora il suo benefico influsso nella società. L’Opera vuole porsi come servizio compiuto con discrezione e rispetto delle istituzioni civili per portare il lievito di un Vangelo vissuto in autenticità. L’intenzionalità di don Facibeni fu di portare negli ambienti più difficili e abbandonati «l’eterna vitalità del Vangelo»; e questo a vantaggio delle creature più sole e indifese. Il contatto continuato con donne che affrontano le responsabilità della maternità ha sollecitato l’urgenza di trovare una soluzione a questo problema e cosi sono nate una serie di iniziative e di collaborazioni che hanno portato fino al punto di destinare la casa di via Pietro Fanfani a Castello come residenza per una istituzione Icam. L’Opera Madonnina del Grappa è ben contenta di riscoprire la sua vera vocazione che è quella di fare i servizi più umili che non vengono fatti da altri, «per salvare ciò che era perduto».

di don Vincenzo Russo “Madonnina del Grappa”

 

Scritto da Staff web

il 01 aprile 2012

Stampa

Cerca

Ultime notizie