Festa onomastica del Padre don Giulio Facibeni - 30 Gennaio 2015

30 gen

La festa onomastica del Padre, don Giulio Facibeni, è stata celebrata quest'anno con una giornata di riflessione e confronto sul tema, che è anche il motto dell’Opera Madonnina del Grappa, “Et nos credidimus charitati”.

Nel salutare i numerosi presenti don Corso Guicciardini, presidente dell’Opera, ha lanciato il tema di questa giornata dicendo che «Dobbiamo renderci conto che, volenti o nolenti, siamo spinti a cercare in un modo più pieno e completo lo spirito di questa Opera della Divina Provvidenza iniziata dal “PADRE”, don Giulio Facibeni … Con questo momento di riflessione attorno alla festa onomastica di don Facibeni s’inizia quindi come un nuovo periodo d’esistenza dell’Opera la quale in questo confronto d’amicizia e di fede cerca quella ripresa che ancor oggi la nostra gente attende perché essa ha bisogno di salvezza specie per i piccoli e per i giovani, ma anche per gli adulti e gli anziani».

La giornata, che tutti hanno giudicato positivamente, si è svolta secondo programma partendo dalle indicazioni che l’allora cardinale Bergoglio aveva dato in una sua relazione al Convegno delle Caritas argentine nel 1997 quando era Arcivescovo di Buenos Aires. La carità come virtù teologale, diceva Bergoglio, ha due punti di riferimento: Dio e i fratelli, cominciando da quelli che essendo più poveri sono privilegiati da Dio.

Ed è proprio partendo da queste considerazioni di papa Francesco che fratello Oswaldo Curuchich di Jesus Caritas ha introdotto la riflessione contestualizzando storicamente lo sviluppo del criterio di carità dopo il Concilio Vaticano II, che ha recuperato il concetto della chiesa come comunione e Corpo di Cristo. È questo Corpo che deve agire come tale partendo dalla comunione eucaristica.

I rischi che la chiesa deve sempre superare sono stati tratteggiati schematicamente da fratello Oswaldo con queste immagini particolarmente efficaci: la chiesa che si basa sulla forza del potere, la chiesa che si basa sul denaro, la chiesa autoreferenziale, la chiesa dei grandi raduni che non incidono sul quotidiano, la chiesa che esprime un potere di tipo piramidale, la chiesa delle feste del patrono che sollecita solo l’emotività occasionale, la chiesa che fa progetti prima di vedere le necessità, modelli questi che negano la vera realtà della chiesa che è realtà di comunione e nasce dall’eucarestia.

Su questa falsariga Annachiara Valle, giornalista di Famiglia Cristiana, ha introdotto il confronto a più voci su come declinare oggi l’impegno per i piccoli e poveri secondo le intuizioni di don Giulio Facibeni e le indicazioni che papa Paolo VI formulò all’inizio dell’esperienza delle Caritas che nella visione del papa e dei primi presidenti dovevano essere soprattutto uno strumento pastorale perché le comunità parrocchiali fossero animate dallo spirito evangelico nella scelta dei poveri.

Su questa scelta pastorale ha insistito don Virginio Colmegna, presidente della fondazione Casa della Carità di Milano distinguendo nettamente tra attenzione per i poveri e condivisione con i poveri evitando il rischio di avere una chiesa che, come notava fratello Oswaldo, aiuta sì i poveri, ma non si mescola con loro, la famosa ONG di papa Francesco.

Don Antonio Cecconi, già vicedirettore della Caritas Italiana, ha a sua volta sottolineato l’aspetto pratico della condivisione a livello di territorio e di parrocchialità un quotidiano che, ha continuato la dott. Maria Grazia Guida, presidente dell’associazione amici della casa della carità di Milano, deve mettere al centro l’attenzione alla persona che non è un numero da conteggiare per poi vantarsene, ma un fratello da prendere per mano e aiutare da uscire dall’anonimato dell’istituzione e diventare persona facendo in modo che possa acquistare una “cultura” necessaria per acquisire dignità ed entrare come soggetto autonomo nella società. Non servono quindi grandiosi progetti o realizzazioni per ottenere visibilità e favori o per scaricare le responsabilità del pubblico facendo un uso strumentale del principio di sussidiarietà.

Particolarmente interessante la testimonianza di Nadia, ex BR, che ha fondato a Bologna l'associazione "Verso casa", che si occupa del reinserimento dei detenuti e che con brevi ma efficaci tratti ha illustrato la condizione di marginalità di cui soffrono i detenuti dentro e fuori il carcere.

L’appassionato intervento di Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione Toscana ha imputato ai responsabili delle Istituzioni nazionali l’avere trasformato gli interventi di solidarietà in meccanismi che favoriscono l’insorgere di imprese sociali che non hanno più di mira il bene del cosiddetto assistito, ma il procurarsi vantaggi economici qualche volta anche illeciti, come i fatti di Roma stanno purtroppo dimostrando. Il meccanismo che impone bandi e concorsi pubblici con l’offerta al maggior ribasso impedisce, secondo la dott. Saccardi, la scelta del miglior servizio e delle garanzie che solo la conoscenza da parte del politico sul territorio permette, come dimostra l’esperienza dell’Opera Madonnina del Grappa e dei suoi operatori.

Particolarmente apprezzato dagli operatori della Madonnina del Grappa la presenza del Cardinale Betori che, presiedendo la concelebrazione finale ha ricordato la figura di don Giulio qualificandolo come un prezioso esempio del discepolo di Gesù per la sua opera a favore dei piccoli e dei poveri.

Scritto da Staff web

il 31 gennaio 2015

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