Ricordo di don Piero Paciscopi

11 apr

Questo ricordo che facciamo alla fine della Messa per don Piero Paciscopi non può essere una formalità, ma è invece un invito a leggere più da vicino la vita di questo sacerdote perché egli, senza voler dare lezioni a nessuno, ha da lasciare un suo messaggio ecclesiale al popolo cristiano di questa diocesi e in particolare ai sacerdoti suoi confratelli.

La vita di don Piero (era nato il 21 luglio del 1928) si può dividere grosso modo in tre parti: la prima parte riguarda la sua formazione cristiana e sacerdotale e la prima esperienza del suo sacerdozio attraverso i vari servizi come cappellano in diverse parrocchie e infine come parroco nella parrocchia di Cinciano dove don Piero fece soprattutto l’esperienza di quella comunione pastorale che unisce tutta una parrocchia in un medesimo spirito e in un medesimo sentimento.

Don Piero sentì l’importanza di curare le singole anime dei suoi parrocchiani e anche di altre persone, che avvertivano la necessità di un sacerdote come guida alla fede in Cristo. In parrocchia capì che la sua vocazione doveva rivolgersi ai più umili e a quelli meno dotati e cominciò a desiderare una missione che lo portasse a contatto con i più abbandonati e privi di aiuto sia morale che spirituale.

È da questa prima fase della sua vita che venne fuori il desiderio di allargare la sua missione e cercò il contatto con l’Opera Madonnina del Grappa, fondata da don Giulio Facibeni.

Questo suo desiderio di una dimensione più missionaria del suo sacerdozio si incontrò col piano della Divina Provvidenza, per realizzare l’aspirazione più profonda di don Facibeni, che era parroco di S. Stefano in Pane a Rifredi dal 1912. L’aspirazione era quella di continuare quella vocazione particolare per accogliere i bambini e gli adolescenti più soli perché orfani dei genitori, ma anche orfani perché privi di guida educativa e morale.

Don Giulio Facibeni aveva da tempo un posto nel cuore dei fiorentini per la sua vocazione di concreta paternità, che andasse oltre la pura accoglienza verso questi suoi figlioli. Per questo il Padre desiderava avere laici e sacerdoti missionari che portassero la vitalità del vangelo nelle masse più lontane da Cristo o che neppure l’avevano mai conosciuto.

La vicinanza all’Opera di don Piero diventò impegno concreto con l’esperienza pastorale che intraprese insieme a don Alfredo Nesi nel quartiere di Corea a Livorno, dove la Madonnina del Grappa aveva iniziato una nuova presenza in quel quartiere popolare di nuova formazione. Don Piero rimase a Livorno fino al 1968.

Negli anni ’60 due coniugi di Scandicci (i signori Chirici) avevano offerto un terreno nel cuore della loro città, perché all’azione pastorale si aggiungesse anche la presenza di una casa di accoglienza dell’Opera. Fu in questa circostanza che il Cardinale Florit dette all’Opera l’incarico di impiantare una nuova parrocchia che rifondasse, per così dire, quella già esistente di S. Bartolo in Tuto, per far fronte alla nuova realtà pastorale rappresentata dai nuovi fabbricati che stavano sorgendo. Per questo compito il Card. Florit valorizzò la disponibilità di don Piero Paciscopi, che lasciato Livorno, prese possesso della parrocchia di S. Bartolo in Tuto, sostituendo i parroco precedente, che si era ritirato per limiti di età.

Nella parrocchia di S. Bartolo in Tuto andò così realizzandosi il pensiero missionario di don Facibeni.

Dal niente nacque questo complesso dove stiamo celebrando la Messa per commemorare la dipartita da questo mondo di don Piero.

Dalle persone che oggi partecipano con commozione in questa chiesa al ricordo di don Piero, si innalza anche una invocazione perché il legame di carità, nato con lui nel Cristo, possa continuare nell’eternità. Queste persone sono alcuni dei tanti che sono stati toccati dalla presenza di Cristo Signore: tutti sono idealmente presenti e partecipano a questa esperienza che li ha profondamente trasformati.

Non sono descrivibili i frutti che sono maturati da questa pastorale. Accenno soltanto a due esperienze che ormai fanno parte dell’eredità ecclesiale e spirituale di questa parrocchia di S. Bartolo in Tuto. L’esperienza del Padre Antoine Chevrier di Lione, che l’Opera nel frattempo aveva conosciuto come riferimento per portare la chiesa più vicina al mondo dei poveri e l’esperienza della riscoperta del valore sacramentale del battesimo cristiano. Esperienze che possono essere avvicinate e studiate meglio con l’interessamento di ognuno di noi e che stanno diffondendosi all’interno della chiesa. Sono quelle del Prado e il Cammino Neocatecumenale. Ci troviamo di fronte a due esperienze che si collegano alla tradizione della chiesa e che sono anche apportatrici di rinnovazione in questa parrocchia. Soprattutto le comunità neocatecumenali che sono sorte in questi anni producendo frutti cristiani indiscutibili, anche se pagati a caro prezzo. Inoltre la struttura di questa parrocchia sta ospitando una sezione distaccata del Seminario Diocesano che attualmente, dopo aver sfornato i primi sacerdoti, conta un gruppo di 14 seminaristi, provenienti da ogni parte del mondo.

Il dato, che è doveroso sottolineare in questo momento, è uno solo: la parola di Dio quando viene seminata nel cuore dell’uomo in maniera seria e totale è parola di vita, capace di trasformare radicalmente la persona di coloro che a questa parola si affidano totalmente.

Tutti noi siamo testimoni della gioia cristiana che don Piero ha saputo, non per suo merito, ma per dono di grazia, trasfondere in tanti che non possono non ricordarlo con gratitudine.

L’opera di don Pietro da Scandicci si è trasferita nella sede principale dell’Opera Madonnina del Grappa di Rifredi dove per tre quinquenni ha ricoperto l’incarico di Presidente dell’Opera, proseguendo l’impulso che già don Facibeni aveva dato all’Opera stessa, perché fosse sempre e dovunque un segno di amore per tutti, ma in particolare per coloro che sono chiamati dal vangelo “gli ultimi”.

Va segnalato anche in maniera particolare il suo impegno e la sua piena dedizione nel dare nuovo impulso all’attività di “Casa Speranza” a Settignano, un’istituzione esistente precedentemente e per la quale, coadiuvato anche dalla parrocchia di Settignano, don Piero ha profuso fino a pochi mesi fa tutto il suo impegno a vantaggio delle madri che versano in situazioni difficili.

Don Piero, che ha amato la montagna ed anche la fraternità attiva e generosa, ha lasciato tra gli altri scritti un libretto prezioso, che si chiama “Esperienze vissute”, dove sono tratteggiati i vincoli di sincero amore che lui ha avuto con queste trenta persone che si sono avvicinate nella casa famiglia collegata con la parrocchia di S. Bartolo. Ecco questo libretto descrive bene la testimonianza che don Piero ha vissuto nel cuore stesso della parrocchia di S. Bartolo. Non si può descrivere a parole il tipo di rapporto che lui ha avuto con queste creature umane; però scorrendo questo scritto appare la figura di un sacerdote tutto speso, per amore a Cristo suo Signore e a tutti certamente, ma in articolare ai più poveri in assoluto.

Ci sono tanti altri particolari che si riferiscono all’attività pastorale di don Piero non ultimo l’incarico di parroco di S. Andrea a Cercina con il quale ricuperava la sua missione di parroco, sua istanza di fondo mai abbandonata.

La conclusione è che scavando nella vita di don Piero si trovano quelle dimensioni della chiesa che oggi sono più necessarie e che ormai stiamo tutti assimilando dalla nuova evangelizzazione pastorale portata avanti da papa Francesco.

Don Corso Guicciardini

 

Scritto da Staff web

il 15 aprile 2016

Stampa

Cerca

Ultime notizie