2 giugno 2016

02 giu

Il 2 giugno, anniversario della morte di don Giulio Facibeni, è per l’Opera Madonnina del Grappa, il giorno della memoria e della ricerca della fedeltà al carisma del Padre. Siamo – ha detto nella sua omelia Monsignor Giancarlo Corti, Vicario Arcivescovile - alla scuola di Gesù per incontrarlo e riconoscerlo nei poveri e nei sofferenti così come c’insegna il Vangelo di Matteo 25, che è stato letto nella messa concelebrata, come ogni anno, al Cimitero di Rifredi presso la tomba del Padre con tutti i preti dell’Opera.

Incarnare oggi il vangelo, riflettere con più umiltà ed entusiasmo sulla straordinaria modernità e apparente semplicità della profezia del Padre che si autodefiniva “il povero facchino della Divina Provvidenza” è stato il tema di questo anno, sintetizzato dal titolo “Acciuffare la luna: SI PUÒ”.  Ci hanno aiutato in questa riflessione, nella sala del “Nuovo Sentiero”, davanti ad un pubblico numeroso e attento, la teologa Cristina Simonelli, Presidente del Coordinamento delle Teologhe Italiane e docente alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Salvatore Esposito della rete “Mediterraneo sociale” e Andrea Campinoti della Cooperativa “Rifredi insieme”.

Seguendo le indicazioni dell’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco i relatori hanno sottolineato come oggi la ricerca spirituale non possa prescindere dall’analisi della realtà e dalla situazione mondiale di quella che il papa chiama “la casa comune”. Una casa che è tutto il creato in quanto tale.

È in questa casa che il credente deve trovare la sua vera dimensione e l’incontro con l’altro. Dove “altro” è ogni cosa creata, ogni essere vivente, ogni donna e ogni uomo e Dio stesso nelle sembianze del Cristo povero. È infatti la relazione quello che qualifica e fa crescere la vita nel mondo e conduce a quello che è il desiderio più forte d’ogni uomo: la felicità.

Siamo forse ancora in tempo, dice il papa e hanno detto i nostri relatori, ma occorrerà far presto perché giungere troppo tardi sarebbe un vero disastro. “Bisogna avere il coraggio dell’integrità della vita umana, della necessità di promuovere e di coniugare tutti i grandi valori. La scomparsa dell’umiltà in un essere umano eccessivamente entusiasmato dalla possibilità di dominare tutto senza alcun limite, può solo finire col nuocere alla società e all’ambiente” (Laudato si’, 224).

Non si cambia il mondo con il potere, ma con rapporti di fiducia reciproca. È questa la “via” sulla quale l’Opera Madonnina del Grappa cerca di procedere rinnovandosi anno dopo anno, come ha con forza sottolineato don Corso Guicciardini, erede di don Giulio Facibeni alla guida dell’Opera.

 

Scritto da Staff web

il 07 giugno 2016

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