Ricordo di don Celso Quercioli

07 set

Con la morte di don Celso Quercioli l’Opera Madonnina del Grappa ha perso uno dei primi collaboratori di don Facibeni. Un vero rifredino, nato e cresciuto fin da ragazzo all’ombra della Pieve e del suo parroco don Giulio che lo indirizzò al Seminario diocesano del Cestello, come si diceva allora.

Don Celso era nato il 18 marzo del 1923 ed era stato destinato a servizio dell’Opera appena ordinato prete nel 1949. Con don Facibeni ha vissuto il periodo di crescita della Madonnina del Grappa del periodo terribile della guerra e del dopo guerra quando il numero dei ragazzi orfani e bisognosi accolti dalla generosità del Padre crebbe in maniera veramente smisurata e insieme al numero anche le difficoltà.

Ad un gran numero di questi ragazzi don Celso fece da padre insieme a don Corso Guicciardini, che nel frattempo era stato ordinato prete e seguiva i ragazzi come preside delle scuole.

Fare il padre dei ragazzi della Madonnina non era, specie a quei tempi, impresa facile a cominciare dal trovare a tutti un letto e una scodella di minestra, i vestiti e tutto il resto, aiutarli negli studi e cercare di guidarli nella crescita.

Per far questo don Celso fu mandato a Rovezzano (Villa Favard) dove il Padre accoglieva i ragazzi che frequentavano i corsi per l’avviamento industriale.

Con questi ragazzi e con quelli che allora si chiamarono “i prefetti”, studenti universitari che, dopo essere stati accolti e cresciuti nell’Opera, collaboravano alla disciplina e al rendimento scolastico dei più giovani, don Celso ha condiviso tutto la convivenza, la fatica cercando di fare in modo che tutto filasse liscio. Don Celso è stato per tutti loro una figura di riferimento che li coinvolgeva, ed era lui stesso coinvolto, nelle fatiche, nel gioco e nella povertà. Qui non si può tacere la sua passione per il calcio e soprattutto per la bicicletta che solo dopo i novant’anni gli è stata interdetta con suo grande dispiacere.

Don Celso non si è mai sottratto alla fatica neppure quanto ormai anziano si era accollato la gestione della casa di Quercianella che lo ha visto infaticabile operaio perché la casa potesse essere sempre pronta ad accogliere i ragazzi per le vacanze o i figli della Madonnina per giornate di incontro e di preghiera.

Un uomo silenzioso, ma profondamente dedico allo spirito evangelico che il Padre gli aveva trasmesso, sempre pronto a dare una mano quando si manifestava una necessità.

Se n’è andato incontro al Signore in silenzio nelle case dell’Opera al tramonto di domenica 3 settembre.

Scritto da Staff web

il 07 settembre 2017

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