Memoria, identità, cambiamento.

27 gen

Memoria, identità, cambiamento.

Sono queste le parole guida che hanno visto riuniti, come ogni anno, sabato 27 gennaio, i preti, gli operatori, i volontari e gli amici dell’Opera Madonnina del Grappa nel “giorno onomastico del Padre”.

Un avvenimento “di famiglia” che nella memoria di don Giulio Facibeni (la festa liturgica di san Giulio cade il 31 gennaio), vuole rendere tutti consapevoli e partecipi del cammino che, nell’anno ormai passato, l’Opera ha portato avanti e realizzato.

È stata anche l’occasione per dare uno sguardo al futuro nella consapevolezza che la Provvidenza chiama sempre a nuove esperienze e a nuovi traguardi per rispondere alle nuove povertà e marginalità che nascono dal continuo cambiamento della società nella quale viviamo.

Don Corso Guicciardini, nel suo saluto, ha particolarmente insistito, commentando il manifesto icona della giornata, sul fatto che la memoria non può essere un voltarsi indietro per ripetere il passato, ma deve diventare la forza per un cambiamento che guardi lontano, perché l’operato del Padre nasceva dalla preghiera e dall’attenzione a quelli che oggi si chiamano “i segni dei tempi”.

La lettura di questi segni unita alla preghiera deve fornire sempre la guida per l’azione dell’Opera. Solo così la Madonnina del Grappa sarà quell’annuncio profetico fatto non di parole, ma di fatti, come sottolinea il Concilio Vaticano II e annuncio del vangelo di Gesù Cristo come ha mostrato con la sua vita don Facibeni.

Annuncio rispettoso delle diversità e consapevole delle uguaglianze, ha sottolineato l’Assessore Sara Funaro, che ha ricordato il coraggio e l’operato di don Giulio dimostrato nella persecuzione nazi-fascista degli ebrei di cui il 27 gennaio ricorre il "giorno della memoria".

Il Padre è stato dichiarato “giusto fra le nazioni” (giusto è nel linguaggio del Talmud “colui che rispetta Dio” pur non facendo parte del popolo di Israele) - ha sottolineato l'Assessore Sara Funaro - perché rischiando la vita ha salvato numerosi ragazzi e famiglie di perseguitati.

Passando dalla memoria alla considerazione del presente, l’Assessore ha avvertito che i tempi che ci aspettano hanno e avranno la necessità di persone che continuino l’opera di don Facibeni con una grande attenzione all’altro, nel rispetto delle diversità, quali esse siano, per far sì che la vita e la fraternità crescano in un mondo sempre più chiuso, individualista e difficile da vivere.

Attività dell'OperaDurante la mattinata, sono state poi presentate le attività promosse dall’Opera, soprattutto quelle della Cooperativa “Rifredi insieme”: i centri diurni, realtà che anche al di fuori del territorio comunale accolgono minori per aiutarli a vivere nella società e le numerose "case famiglia" sparse anch’esse sul territorio.

Tra queste una cura particolare e una riforma continua hanno richiesto quelle che si occupano del disagio sociale e psicologico dei giovani e degli adolescenti.

È questo uno degli impegni più forti dell'Opera per il moltiplicarsi dei casi e per la loro gravità a causa dell’abbassarsi dell’età dei soggetti a rischio di malattia mentale.

Un accento particolare è stato posto quest'anno sulla “Scuola formazione lavoro”, vero fiore all'occhiello dell'Opera fin dai tempi di don Facibeni, per la quale grazie alle riforme in atto in campo legislativo e le ottime attrezzature e competenze è previsto un nuovo sviluppo. Dal prossimo anno scolastico potrà accogliere per avviare al lavoro anche i ragazzi che escono dalla scuola secondaria di primo grado (quella che si chiamava scuola media).

La giornata si è conclusa con la celebrazione della Messa nella Pieve di Rifredi presieduta dal Vescovo di Prato, Mons. Franco Agostinelli, che, ricordando la santità di don Facibeni, ha sottolineato come questa santità sia una eredità affidata non solo all’Opera, ma anche alle parrocchie e alla Misericordia di Rifredi e in definitiva ad ogni cristiano in virtù del battesimo.

 

Scritto da Staff web

il 04 febbraio 2018

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