Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - Firenze
 
 
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MONS. GIULIO FACIBENI (1884-1958)
L’affetto del padre
di Mario Bertini

Quando ho ricevuto l'invito a scrivere una biografia di don Giulio Facibeni, confesso di aver trovato non poche difficoltà ad accettarlo. Il perché mi è facile spiegarlo: sono uno delle migliaia di quei suoi "figliuoli" così amava chiamarci restituito alla pienezza della vita dal suo smisurato cuore di padre. Una paternità, la sua, da me mutuata per carenze di riferimenti familiari, che mi ha rigenerato, prima come ragazzo e adolescente per costruirmi poi come uomo, accomunato da una cultura di valori comune ad oltre cinquemila orfani passati dalle sue case. Per me dunque sarebbe più facile scrivere di don Facibeni "Padre", altra cosa è tratteggiare seppur per sintesi, il don Facibeni prete e pievano di Rifredi. Cercherò di assemblare questi due ruoli difficilmente scindibili poiché don Facibeni fu l'uno e l'altro allo stesso tempo, spaccato a metà fra l'essere pastore e guida della parrocchia di Rifredi e fondatore e "Padre" dell'Opera Madonnina del Grappa. Il compianto vescovo Fiorino Tagliaferri, che gli fu amico per tutta la vita, scrisse di don Facibeni: "Fu un uomo prete che, donandosi senza risparmio, andò al di là di se stesso..." aggiungendo, subito dopo, che "... forse solo i suoi figli spirituali ed i suoi discepoli, cresciuti alla comunione di vita con lui, sono in grado di conoscerlo e di farcelo conoscere".
Eccolo allora l'uomo prete che cercherò di tratteggiare, non tanto attingendo dalla mia esperienza di suo "figliuolo", ma semmai cercando di riproporlo, secondo quanto indicato dal vescovo Tagliaferri, attraverso quello che hanno già scritto di lui, i suoi discepoli e i suoi figli spirituali. La figura che ne emerge è quella di un uomo e un prete di elevata statura spirituale, morale ed esistenziale, un "uomo che valeva assai più della sua opera": questa volta l'affermazione viene da un altro vescovo che gli fu amico e allo stesso tempo consigliere e guida, mons. Enrico Bartoletti.

Un prete che visse da prete
Don Giulo Facibeni fu un prete che visse da prete, in una città e in una stagione che fu caratterizzata dalla presenza di tanti preti famosi: don Milani, padre Balducci, don Rosadoni, padre Turoldo, don Divo Barsotti, don Bensi - tanto per fare qualche nome , un prete che contribuì a santificare, arricchendole, la Chiesa e la città di Firenze.
Ma prima di tracciare una sintesi consuntiva, è necessario delineare un profilo biografico. E allora, in questo senso, non ho che la scelta delle fonti da cui attingere, che si riconducono tutte alla splendida biografia di don Silvano Nistri. Decine sono le testimonianze, tutte ugualmente interessanti, ma mi scuseranno i vari autori, e principalmente l'amico Silvano Nistri, se nello scrivere di don Facibeni farò soprattutto riferimento, non trascurandone altri, all'ultimo libro che un altro prete fiorentino recentemente scomparso ha voluto scrivere su don Facibeni. Si tratta del piccolo, prezioso volume di mons. Giancarlo Setti "Il rischio di essere padre - Breve vita di Mons. Giulio Facibeni”, che anche dallo stesso titolo pare maggiormente rispondente alla finalità di questa raccolta dedicata ai preti toscani.
Monsignor Setti definisce don Giulio Facibeni un romagnolo che ebbe a scrivere del suo territorio di Galeata, in provincia di Forlì: "...Terra scabra, con le cime dei suoi monti quasi brulle... Feconde vallate; popolazione schietta dagli impeti generosi, molto provata dalla disoccupazione, che adombra di tristezze tante famiglie...". E in questa terra scabra e generosa, da un padre calzolaio e da una madre casalinga nascono undici figli, e fra loro, l'11 luglio1884, nasce il gracile Giulio che per la sua forte sensibilità, fin dai primissimi anni, si preoccupò della difficoltà dei genitori nel gestire il greve carico familiare. Il giovane Giulio, come del resto quasi tutti gli altri fratelli, è portato agli studi, ma gli toccò fare di necessità virtù perché, tramite uno zio, trovò posto come ragazzo d'ufficio, presso uno studio notarile "tra rogiti e rotoli di carta". Lo salveranno però, aprendogli altre prospettive, la pietà religiosa dei genitori e l'assiduità, specialmente materna, alla preghiera. Sono i primi spiragli di quella che sarà la sua chiamata al sacerdozio.
Dopo varie peripezie e contrasti familiari, specialmente da parte di quello zio che lo avrebbe preferito avvocato, su consiglio del Rettore di un locale santuario mariano, il quindicenne Giulio Facibeni fu ammesso seppure come esterno, al seminario di Faenza. E fu proprio in quel seminario che Giulio Facibeni trovò, grazie alla guida spirituale di due sacerdoti, Paolo Taroni e Francesco Lanzoni, la strada maestra della sua vocazione. Da esterno fu accolto come interno, intraprendendo così, con molto profitto, quel cammino che in pochi anni lo porterà al sacerdozio.
Ottenuta la maturità, resta il problema della scelta fra il seminario di Faenza, una città di provincia, o l'istituto degli Scolopi di una città d'importanza universale come Firenze. La scelta cadde su questa seconda prospettiva per cui il giovane e volenteroso romagnolo trovò posto, come assistente, al semiconvitto del Cepparello in via del Corso a Firenze.
Con questa decisione si prospetta una doppia opportunità: quella di farsi prete e quella, altrettanto ambita, di poter frequentare, in veste talare, la facoltà di lettere dell'Università fiorentina. Ma i suoi impegni sono molto gravosi e gli imporranno una scelta: o l'università o il sacerdozio. Affiderà la soluzione di questo suo conflitto esistenziale alla paterna figura di padre Giovannozzi, anima e centro della comunità salesiana degli Scolopi: "Ricordo le braccia paterne di Padre Giovannozzi, sicuro rifugio in ore di grande tristezza... nel cuore di lui è risolto il problema della vocazione". Consacrato diacono il 22 settembre 1907, riceverà l'ordine sacerdotale il 22 dicembre dello stesso anno nella cappella vescovile di Fiesole. Da lì l'insegnamento sempre al Cepparello, dove fu prima supplente e successivamente assistente, e dove ebbe perfino una cattedra di titolare, in 1ª Ginnasio.

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