Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - Firenze
 
 
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MONS. GIULIO FACIBENI (1884-1958)
L’affetto del padre
di Mario Bertini - Terza Parte

Il 17 luglio 1914, il trentenne don Giulio Facibeni venne chiamato alle armi nel ruolo di Cappellano militare. Dopo varie esperienze di preparazione, raggiungerà il fronte da dove non mancheranno le sue puntuali cronache: "Se maggiori sono le responsabilità e i pericoli, il Signore non mancherà di aiutarmi e molto meglio potrò dimostrare che se il sacerdote inculca il sacrificio è il primo anche a compierlo." A dover raccontare l'avventura del Cappellano militare Giulio Facibeni sul fronte del Grappa e del Monte Pertica, non basterebbe l'intero spazio di queste pagine. Sintetizzerò allora dicendo che si prodigò con straordinaria donazione, non badando a rischi personali per confortare soprattutto feriti e moribondi. E soprattutto da questi ultimi, specialmente se richiamati e con moglie e figli lasciati nelle precarietà delle loro case, raccolse quell'invocazione che diventerà solenne promessa di occuparsi dei loro orfani.
Nacque così la scintilla della sua Opera, ispirata da quella statua della Madonnina del Grappa, anch'essa rimasta mutilata perché colpita da una granata austriaca. Finita la guerra, tornò a Rifredi dovendo, seppur con molta difficoltà, raccontare di un importante riconoscimento sul campo e della assegnazione di una medaglia d'argento con la seguente motivazione: "Con profondo sentimento di pietà e alto concetto della propria missione, durante intere giornate di sanguinosi combattimenti rimaneva costantemente sulla linea di fuoco a prestare con attività indefessa la sua opera pietosa, usciva anche solo dalla nostra trincea spingendosi in terreno scoperto e battuto dal fuoco nemico, per raccogliere feriti e recuperare salme di caduti. Monte Pertica Colle della Martina (Monte Grappa 24 27 ottobre 1918)".
Sul Monte Grappa maturò quindi la sua vocazione nella vocazione, per cui negli anni a seguire oltre a riprendere, con fervente attività, il suo ruolo abbastanza oneroso di pievano di Rifredi, don Facibeni fonderà attorno alla sua Pieve, oltre al sempre presente asilo nido, dapprima una piccola casa d'accoglienza finché, nel 1923 nell'anno che i biografi chiameranno l'anno della sua conversione porrà la prima pietra di quell'Opera della Divina Provvidenza "Madonnina del Grappa", ufficialmente inaugurata il 4 novembre del 1924.
Ma vorrei ritornare al suo apostolato di pievano: non avrà vita facile, perché al suo ritorno dal fronte, Rifredi non è più la stessa, e la guerra invece che rinsaldare gli animi della gente aveva accentuato i conflitti sociali. La popolazione, dapprima in prevalenza rurale, diventerà soprattutto operaia e di facile presa dei partiti. Per lui saranno anni segnati anche da profonde crisi di salute, acuite da pesanti attacchi anticlericali che ne mineranno le energie fisiche, ma non le motivazioni interiori. Da “Il rischio di essere padre” del compianto monsignor Setti, cito ancora un passaggio che si riferisce all'atmosfera di Rifredi nell'immediato primo dopoguerra: “Il rione è spezzato da venti di tempesta. Ritrova una parrocchia ingrandita nel numero, ma disgregata nello spirito. Sembra quasi che tutto il buon seme gettato durante i primi anni sia stato beccato via dai passeri, o sia caduto sulla pietra, o fra le spine. La fede si è raffreddata; per strada tanti suoi figli spirituali, ora coinvolti nella lotta politica fra rossi e neri, voltano il capo, gli negano il saluto. I rossi per un verso, i neri per un altro. Tutti vedono nella Pieve più che un ostacolo, un nemico...”
Ma lui terrà duro con coraggio e risolutezza, difenderà il suo ruolo di guida e pastore, rifugiandosi nella preghiera e trovando conforto nelle Sacre Scritture: "Come in dissolvenza mi sono immaginato una Pieve un po' diversa...con il campanile animato, con tanto di occhi e di bocca nell'atto di dire, col salmista 'se ne ride chi abita i cieli'".
Questo era un po' il suo fantasticare. Nella realtà specialmente di notte, si ritrovava spesso in ginocchio per pregare assiduamente davanti all'antico crocifisso della pieve che pareva spalancare le sue braccia per abbracciare tutti i suoi figli... neri o rossi, di destra o di sinistra... tutti avvolti da un unico abbraccio.

L'Opera Madonnina del Grappa
Iniziata, come già detto, nel 1923, l'Opera di don Facibeni si caratterizzò subito per le sue peculiarità squisitamente evangeliche: cieca fiducia nella Provvidenza Divina senza nessun vincolo, né dipendenza, dalle istituzioni. Lo scrisse lo stesso fondatore nel suo settimanale "Voce paterna" nel 1929: "Il Signore ha voluto l'Opera in questo rione operaio, l'ha voluta aliena da umane protezioni e sicurezze e sostenuta dalla preghiera e dal lavoro degli umili, perché fosse apologia vivente della Divina Provvidenza."
Ma non fu un'emanazione parrocchiale o di quartiere, perché nel breve tempo di pochi decenni, dai primi 12 bambini del giorno dell'inaugurazione, dopo quattro anni i ragazzi salirono a 100; poi 350 nel 1939; per raggiungere il numero massimo di 1200 subito dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Naturalmente ci fu anche un'espansione territoriale con case aperte a Calenzano, S. Miniato, Fucecchio, Montecatini, Galeata, oltre ad alcune comunità fiorentine: Montughi, Villa Lorenzi, S.Niccolò, Rovezzano...

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