Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - Firenze
 
 
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MONS. GIULIO FACIBENI (1884-1958)
L’affetto del padre
di Mario Bertini - Quarta Parte

Se la Grande Guerra fu occasione d'ispirazione, la Seconda Guerra Mondiale divenne la conferma di un'espressione di carità destinata a dilatarsi fino ai nostri giorni. Per il `'Padre" tutta la città amava appellare così don Facibeni furono anni difficili e molto sofferti, sia moralmente per l'allontanamento dalla parrocchia, che fisicamente per una forma gravissima di morbo di Parkinson che lo ridusse in uno stato di totale dipendenza. E particolarmente duri furono gli anni '43 '44 '45, fino all'immediato dopoguerra, che preferisco raccontare attraverso una sintesi dal suo biografo ufficiale don Silvano Nistri: "Don Giulio Facibeni è punto di riferimento nei giorni dell'emergenza, per ricercati, soldati, ebrei; elemento di coagulo al di sopra delle parti e sempre in nome della carità dopo la guerra: davvero 'Il povero facchino della Provvidenza Divina' come lui ama chiamarsi, meglio ancora 'il Padre' come a partire dal 1939 preferiscono chiamarlo i suoi figlioli, i parrocchiani, l'intera città di Firenze... 'Padre' è nome capace più di ogni altro di esprimere il segreto della sua pastorale, della sua pedagogia, della sua spiritualità..."
Ho appena accennato alla sua sofferenza morale per l'allontanamento dalla guida pastorale della pieve. Storicamente la sospensione avvenne nel 1955 su richiesta del Cardinale Elia Dalla Costa, preoccupatissimo per la crescita a macchia d'olio della parrocchia e per gli impegni altrettanto gravosi dell'Opera di don Facibeni.
Una decisione molto sofferta e anche abbastanza discussa dagli storici, ma per la quale, recentemente, ha portato un contributo di chiarezza mons. Giulio Villani il quale, da esperto conoscitore di quella vicenda, proprio in un incontro alla "Madonnina del Grappa", non ha avuto alcuna difficoltà a dichiarare che lo stesso Elia Dalla Costa, subito dopo la scomparsa di don Facibeni, avvertì il bisogno di aprirsi ad un sacerdote dell'Opera con una riflessione che testimonia grande sofferenza anche da parte del medesimo cardinale: "Avrò fatto bene? Dovrò rendere conto al Signore di quella mia decisione".
Negli ultimi anni di vita di don Giulio Facibeni, alle molte tribolazioni del suo cuore di Padre si alternò il prezioso conforto della condivisione dell'intera città. Innanzitutto la partecipazione corale di tutte le parrocchie della diocesi, ed anche di alcune diocesi vicine, per sostenere con una gara di grande solidarietà, attraverso le "Giornate per la Madonnina del Grappa", gli impegni economici del'Opera di don Facibeni. Non c'era infatti domenica che centinaia di orfani venissero ospitati, anche in gruppi territorialmente divisi, presso le famiglie delle varie parrocchie; e il tutto aveva la massima espressione nella giornata speciale della prima domenica d'ottobre, dove a livello cittadino avveniva una mobilitazione generale per la raccolta di offerte in tutte le parrocchie e perfino nelle piazze e agli incroci delle strade.
Altri riconoscimenti, di valore storico, il Padre della Madonnina del Grappa li ebbe anche a livello istituzionale. Giorgio La Pira, nel 1951, appena nominato sindaco, gli conferì il titolo di "cittadino benemerito di Firenze". Altro prestigioso riconoscimento gli venne dall'Università di Firenze che attraverso il proprio rettore gli conferì una medaglia d'oro per i suoi meriti educativi. E alla Madonnina del Grappa, non mancarono visite importanti come quella del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi maggio 1955 ; e di uguale importanza fu l'udienza particolare dal Papa Pio Xll, nel 1949.

I funerali in Duomo
Mons. Giulio Facibeni morì il 2 giugno 1958 in un tributo di partecipazione cittadina da apoteosi.
Per rivivere quello che avvenne nella città di Firenze nei giorni della morte di don Facibeni, ripropongo una cronaca attraverso le parole di David Maria Turoldo: " ...Io non dimenticherò mai i giorni del 2, 3 e 4 giugno del 1958; i giorni della morte di don Giulio Facibeni; e quando lui era esposto in Santa Maria del Fiore; e poi tutta la città raccolta in preghiera o muta dietro la sua bara.
E non si sapeva se piangere o godere per la morte di questo prete da nulla, in apparenza, ma che tutta la città sentiva come padre; o godere, dicevo, per lo spettacolo d'amore di tutti questi figli cosi difficili che spontaneamente accompagnavano un prete al cimitero.
Ed era tutta la città; e qualche quartiere era imbandierato a lutto come se fosse morto uno di casa; e dei negozi avevano abbassato la saracinesca: e operai e giovani e donne e uomini di ogni partito e di ogni tendenza si erano ritrovati dietro la stessa bara di un omino neppure bello, di un vecchietto, di un prete insomma, che aveva amato.
Io credo che nessun fiorentino quel giorno non abbia detto una preghiera o non abbia avuto almeno un pensiero d'amore per quel povero prete... "

I passaggi finali di questo scritto di padre Turoldo sono diventati profeticamente attuali per la Madonnina del Grappa e per tutti coloro che ancora oggi cercano di portare avanti l'eredità di don Facibeni. "Ed è soprattutto Firenze prosegue Turoldo a continuare la sua opera: la Madonnina del Grappa, dove centinaia e migliaia di ragazzi hanno ritrovato e continuano a ritrovare un affetto perduto, la cancellazione della terribile parola di orfano, la liberazione della solitudine e qualche volta la salvezza dalla disperazione.
Qui quei fanciulli ritrovano una famiglia perché è come se quell'uomo chiamato Padre, continuasse a vivere nel cuore immutato dei suoi sacerdoti.

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